18.11.2019

Le cose belle di tutte le età

L’architetto Paolo Genta si racconta a intOndo: il suo lavoro, che combina oggetti di grande qualità senza preoccuparsi della loro epoca, riflette uno spirito libero e un gusto raffinatamente eclettico, che si ritrova negli oggetti che ama collezionare: “acquisto gli oggetti in base alle stanze che devo arredare, dal rilievo egizio all’oggetto di arte contemporanea”. Negli interni che progetta non mancano mai i mobili vintage, perché “se l’oggetto è di qualità, è la bellezza a caratterizzarlo. Come sosteneva Oscar Wilde, tutte le cose belle sono di tutte le età.”

Hai sviluppato un flair naturale per case e interni fin dalla più tenera età. Quali sono stati i primi oggetti a colpirti?
A 8 anni fui colpito da una wunderkammer in una vetrina, piena di oggetti preziosi e coralli, che in ambito infantile potevano essere collegati all’idea dell’isola del tesoro. Verso i 15 anni è cresciuta la mia curiosità per l’art nouveau, che negli anni '70 era in super voga. Avevo già vissuto una passione per gli oggetti quattro-cinquecenteschi, nata da una gita familiare alla Biennale di Firenze che mi colpì per gli ambienti severi ma evocativi, per la ricerca delle decorazioni assai fantasiose.

Che ruolo interpretavano in questo panorama gli arredi che oggi definiamo vintage?Parallelamente alle tendenze sopra citate, negli anni '70 vi era una proposta più sperimentale filtrata dai '60: le fiere in cui si azzardavano mobili contemporanei erano agli albori.
Ricordo una libreria di Franco Albini che, in uno stand precursore dei tempi odierni, veniva esposta con un fondo oro e una poltrona svedese; si manteneva l’aspetto filologico nel ricreare un ambiente, ma rendendo più contemporaneo l’oggetto d’arte.

Oggi, tra fiere d’antiquariato e contemporanee, il mix tra stili ed epoche è la regola.
Se nei '60 era un fenomeno sperimentale, nei '70 la tendenza al mix di proposte era la norma. Il mercato era molto florido e interessato a tutti i livelli, dalle fiere di mobili contemporanei ai mercatini antiquari.

Qualcosa è cambiato?
C’era maggiore attenzione, anche nella giovane generazione, all’arredamento della casa.

In che modo?
Specialmente nella ricerca dell’effetto glamour, oggi meno considerato in favore di uno pseudo effetto arte contemporanea, dove l’interesse è esclusivamente per l’oggetto prodotto attualmente… il che porta inevitabilmente a una genericità dell’argomento décor.

Perchè l’arredo vintage torna in auge nell’interior e nei tuoi progetti?
I mobili vintage, nella loro serialità, restano comunque meno seriali, sono spesso unici o oggi comunque più rari, e connotano una diversità all’interno di determinate case. Generano una tensione più interessante rispetto all’oggetto acquistato nel mood “compro da catalogo”. È un privilegio avere arredi e oggetti fortemente caratterizzati, che hanno il fascino non trascurabile dell’oggetto che vive molte vite, più lunghe di una vita umana, e che cambiano interpretazione attraverso le generazioni.

C’è un genere di mobile che ami particolarmente?
La poltrona, che dagli anni '40 in poi rappresenta l’evoluzione verso forme più ardite, e su cui i designer degli anni '50 e '60 si sono notevolmente impegnati: da Franco Albini a Marco Zanuso, c’era la spinta a coniugare funzionalità e comodità, con risultati più espressivi rispetto, per esempio, a una credenza.

In un’ottica di consigli di arredo per i lettori di intOndo magazine… quando entri in una stanza, da cosa inizi per arredarla?
Parto dai componenti caratterizzanti dell’ambiente, come se fosse una composizione schematica: architettonica, e di epoca.

Come fa l’architetto di interni a “dare il la” su un’atmosfera?
Dovrebbe cercare di creare una situazione che a volte non è la sua ideale, ma che corrisponde al meglio alle aspirazioni della committenza. Lo scopo? Personalmente, ottenere un ambiente di carattere, che costringa a una memoria, a ricordare quel posto senza arrivare all’indifferenza, alla noia. 

Se di “errori” si tratta, quali a tuo avviso quelli in cui non cadere?
In generale è controproducente avere paura di osare (con il colore ad esempio), o avere paura di cose che non annoiano. Allo stesso tempo vige la regola di Diana Vreeland, che soleva dire: “eleganza è saper rinunciare”. Saper scegliere (e a volte rinunciare a) qualcosa per un effetto migliore comunitario, è un’ottima virtù!

Nei tuoi progetti, l’uso creativo del colore aiuta a legare opere d’arte, oggetti e mobili. Una dritta per arredare con il colore?
Ad esempio, utilizzare un colore per la caratterizzazione di una sola parete: dà movimento e vibrazione ad ambienti altrimenti monocordi.

Un paio di indirizzi sfiziosi da consigliare agli appassionati di mobili vintage e cool hunters?
A Parigi, la galleria Yves Gastou e il mercato delle pulci St Ouen: meta ormai modaiola, ma che resta sempre interessante.