16.12.2021

I famosi

II marchio della cultura italiana

Seguiteci in un viaggio alla radice del "made in Italy", un marchio che ha attraversato secoli interi senza (quasi) mai perdere il suo lustro.

Facendo seguito all’approfondimento della scorsa settimana su Museimpresa, l’ente dedicato alla promozione delle  manifatture storiche italiane, oggi ci avventuriamo con più ampiezza nel campo del “Made in Italy” per scovare le radici di questo baluardo del nostro territorio.

Il nostro non vuole essere un ragionamento puramente storico, ma piuttosto un percorso che tocca economia, società e cultura italiana passando per quello che è per noi il grande motore propulsore del successo del “Made in Italy”, la geografia dello stivale d’Italia. È infatti tra paesini di montagna, distretti industriali, foci dei fiumi e villaggi in riva al mare che si celano i fattori distintivi di beni di consumo unici al mondo.

Come recita l’iscrizione sulla facciata del palazzo della civiltà a Roma, il nostro è “un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori” (nessun riferimento politico), un popolo capace di fare delle arti, non solo quelle più celebri come pittura, scultura e architettura, ma soprattutto quelle minori, il proprio fiore all’occhiello. Lungi dal voler trattare qui solo di vecchie tradizioni e di saperi antichi, oggi ci interessa indagare quel fenomeno culturale estremamente moderno che tange l’arte della casa e del vestire, la voglia di guidare una macchina di lusso o di bere un calice di vino pregiato, insomma l’Italian living.

Cosa sta alla radice di questo concetto? Certamente il marchio “Made in Italy” è il presupposto per la diffusione dello stile italiano moderno e alla sua origine c’è un’italianità che ha un comune fondo culturale, retaggio dell’antichità classica, capace di riaffiorare e ricrearsi continuamente. A questo si aggiunge la spiccata capacità dei nostri imprenditori di uscire dai propri confini per andare incontro a innovazione, e nei casi più estremi, rivoluzione dei modelli tradizionali.

Se infatti nel Seicento, e soprattutto nel Settecento, erano gli stranieri a fare il proprio percorso educativo in Italia, il cosiddetto Grand Tour, nell’Ottocento le grandi esposizioni industriali offrono l'occasione irripetibile di presentare al mondo il cosiddetto artigianato artistico e le prime produzioni industriali. Questi appuntamenti sanciscono la diffusione di quel concetto di “fatto bene” che è la vera essenza del “made in Italy”. A quei tempi infatti, nei settori artistico-industriali, raramente si parlava di un importante artista, o si faceva il nome del progettista, erano i prodotti stessi a rappresentare, spesso in maniera anonima, il savoir faire del nostro paese all’estero.

Per l’ampia diffusione dei prodotti di manifattura italiana il Novecento si potrebbe chiamare il secolo del “Made in Italy”: non solo si vedono rafforzare i connotati della produzione dei beni di consumo italiani, ma si assiste anche ad un ampliamento dei processi produttivi per soddisfare i più ampi bisogni. Un percorso perfettamente in linea con l’espansione economica mondiale, che, almeno ai più alti livelli, ha saputo seguire gli alti e bassi del secolo senza mai lasciare la cresta dell’onda. Oggi le tre parole “Made in Italy” sono sinonimo non solo di prodotto “fatto bene”, ma anche “fatto su misura”, con materiali sostenibili e innovativi plasmati da un'azienda o un'autore capace di raccontare al mondo una storia unica, come quella del proprio paese.