19.12.2018

Le storie

Il wabi-sabi: un’ideologia contro il perfetto

L’idea del perfetto è prettamente occidentale: sono stati i greci a influenzarci con quest’idea, continuamente alla ricerca della bellezza ideale, tra kuros e capitelli.

L’idea del perfetto è prettamente occidentale: sono stati i greci a influenzarci con quest’idea, continuamente alla ricerca della bellezza ideale, tra kuros e capitelli. Esattamente fu lo scultore greco Policleto di Argo (V secolo a.C.) che, dopo aver preso le misure di diverse parti del corpo ad un certo numero di uomini, arrivò a definire determinate misure, imponendole come ideali. Policleto scolpisce dunque un corpo perfetto, ma possibile, le cui proporzioni sarebbero supposte dalla natura.

Ma l’idea di bellezza non è una sola, ogni periodo storico ha avuto la sua idea a riguardo, basti pensare alla bellezza del rinascimento, dove una pelle pallida ed un corpo voluttuoso la fanno da padrone, o all’idea di bellezza della bella epoque, con una figura femminile esile e sinuosa, caratterizzata da una vita stretta e fianchi voluminosi.
Senza andare troppo lontano, basta paragonare l’estetica degli anni '80 con l’estetica del 2000: si contrappongono giacche con le maxi spalline nel primo caso con vestiti super aderenti nel secondo.

Ad oriente si è sviluppata un’ideologia completamente opposta, quella del wabi sabi. Il wabi sabi è un’estetica prettamente giapponese,  dove viene considerato bello non l’oggetto nuovo e perfetto, ma quello che è invecchiato, che è stato usato. Il termine è formato dalla parola “wabi” che alludeva alla solitudine della vita nella natura, lontana dalla società; mentre il termine “sabi” significava “freddo”, “povero” o “appassito”.

Verso il XIV secolo però, questi significati cambiano, assumendo connotazioni più positive. Wabi identifica oggi la semplicità rustica, la freschezza o il silenzio, e può essere applicata sia a oggetti naturali che artificiali, o anche l’eleganza non ostentata. Può anche riferirsi a stranezze o difetti generatisi nel processo di costruzione, che aggiungono unicità ed eleganza all’oggetto. Sabi è la bellezza o la serenità che accompagna l’avanzare dell’età, quando la vita degli oggetti e la sua impermanenza sono evidenziati dalla patina e dall’usura o da eventuali visibili riparazioni. Di questa ideologia fa parte il kintsugi, la tecnica di riparare le ceramiche rotte con l’oro, per dargli ancora piu valore, evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Kintsugi letteralmente significa oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”). Recentemente il termine wabi-sabi è stato usato per altri ambiti, come nella programmazione di software, per definire l’accettazione dello stato di continua imperfezione, o anche inserito nell’ambito del design industriale, al fine di valorizzare nell’imperfezione un oggetto di massa, come nel caso di diversi oggetti da collezione che sono diventati pezzi molto ricercati proprio per via del loro difetto unico.

Anche qui su intOndo, quando selezioniamo gli oggetti teniamo sempre in considerazione come è invecchiato l’oggetto, se quell’eventuale difetto è una sua cicatrice del tempo passato o meno, se è un qualcosa che lo caratterizza e gli conferisce quello stato di autenticità degli anni passati sulla sua superficie.