08.03.2023

I famosi

Arco vs Atollo

Slegate dalle mode ma icone del design italiano nel mondo, due lampade del '900 hanno rivoluzionato il modo di pensare l’illuminazione della casa.

Negli ultimi anni il mercato del vintage ha registrato un apprezzamento crescente per le lampade più iconiche del ‘900. Una lampada vintage detta il carattere di un ambiente tanto quanto un’opera d'arte, essendo una delle categorie del vintage più versatile e di impatto all’interno dei contesti abitativi contemporanei. Tra i must dell’illuminazione d’autore, il cui successo è dimostrato dal fatto che continuano a essere dei bestseller delle aziende che le hanno lanciate, riscopriamo due grandi classici coniugano eleganza, originalità e innovazione: la lampada da terra Arco (nella foto sul set di Iron Man), progettata da Pier Giacomo e Achille Castiglioni per Flos, e la lampada da tavolo Atollo di Vico Magistretti per Oluce.

Seppure diversissime per stile e dimensioni (Arco raggiunge i 2,5 m di altezza), le due lampade sono accumunate dal fatto di nascere da idee molto semplici: Arco, lo dice la parola stessa, è una linea curva che culmina in un punto di luce; Atollo è la stilizzazione del classico abat-jour tradotto in geometria pura. Entrambe le strutture celano accuratamente gli elementi tecnici nei volumi, valorizzando la distribuzione di una luce morbida e diffusa. Ma anche da spente, risultano belle da vedere, sospese tra il loro ruolo di pezzi funzionali, e oggetti d’arte che imprimono un segno elegante nello spazio; inconfondibili ed entrate a tal punto nell’immaginario collettivo dell’interior design, che anche chi non ne conosce gli autori le troverà in qualche modo familiari!

Va ricordato che il successo di pezzi di questo calibro non può essere scisso dal contesto imprenditoriale che li ha generati, uno scenario animato da un gruppo di imprenditori/designer illuminati (Dino Gavina per Flos, Giuseppe Ostuni per Oluce), che facevano i conti con un’Italia in crescita e proiettata verso la modernità: progettare oggetti che riflettessero la tradizione e la storia italiana e che fossero al contempo innovativi, intelligenti e rispondenti alle esigenze della vita moderna, era la principale preoccupazione nel tentativo di creare il sistema del design italiano, che si è affermato proprio dagli anni '60 ai '70, fondandosi sui valori di memoria e modernità.

Progettata da Pier Gicomo e Achille Castiglioni nel 1962, Arco è talmente iconica da aver definito il concetto stesso di “lampada ad arco”, imitatissima post-Castiglioni per la sua capacità di creare fulcri di luce sempre nuovi. La sua peculiarità sta infatti nell’essere ibrida, versatile; non è un lampadario fisso al soffitto o un’applique sulla parete, ma proietta comunque luce dall’alto, con la possibilità ulteriore di essere spostata nella stanza — grazie al piccolo buco nella base — per indirizzare la luce verso un punto specifico. Ispirata alla figura del lampione, è composta da una base a parallelepipedo in marmo di Carrara dal peso di 65 Kg, uno stelo arcuato in acciaio inox e un diffusore a campana in alluminio lucidato. Con il suo segno semplice e incisivo, Arco ha rappresentato una vera a propria rivoluzione nel panorama domestico.

È invece del 1977 Atollo, originariamente realizzata in vetro di Murano opalino, poi sviluppata anche nella versione in metallo. Firmata per Oluce da Vico Magistretti, che del brand fu anche direttore artistico, questa lampada ha ripensato, rivoluzionandolo, il concetto della classica abat-jour. Cilindro, cono e semisfera si uniscono in un equilibrio assoluto, un connubio perfetto tra bellezza geometrica ed essenzialità. Vincitrice del Compasso d’Oro del 1979, Atollo è una presenza costante in prestigiose collezioni permanenti, tra cui quella del MoMa di New York.

Grazie alla neutralità formale che le caratterizza, Arco e Atollo restano due grandi classici senza tempo, la prima ideale collocata vicino a una poltrona per un perfetto angolo lettura, o accanto al tavolo da pranzo per creare un punto di luce, la seconda posizionata su una consolle o un sideboard nella zona living, così come è facile immaginarla sulla cassettiera o sul comodino in camera da letto. Qualunque la loro destinazione, ci piace pensare a questi oggetti come “presenze animate” citando proprio un’espressione di Magistretti: «Se qualcuno entra in un negozio e compra per esempio una mia lampada» – disse il designer, «ebbene quella lampada finirà per influenzare la sua vita nella casa».