28.03.2024

Armadi delle Meraviglie: il biglietto da visita dei curiosi

Stupore, meraviglia e curiosità erano ciò che i proprietari di questi originali arredi volevano suscitare nei propri ospiti al momento dello spalancarsi delle loro ante. Tesori provenienti da tutto il mondo venivano nascosti negli splendidi armadi delle dimore di esploratori e nobili che volevano dimostrare la propria conoscenza.

Stupore, meraviglia e curiosità erano ciò che i proprietari di questi originali arredi volevano suscitare nei propri ospiti al momento dello spalancarsi delle loro ante. Tesori provenienti da tutto il mondo venivano nascosti negli splendidi armadi delle dimore di esploratori e nobili che volevano dimostrare la propria conoscenza del mondo. 

In principio l’utilizzo di questi cabinet nacque in epoca rinascimentale e barocca ed era principalmente legato al collezionismo di reliquie appartenenti alla sfera religiosa. Tali oggetti erano spesso realizzati in materiali preziosi e, di conseguenza, contraddistinti da un considerevole valore economico. Al termine del XV secolo, però, dopo la scoperta dell’America, la civiltà occidentale europea si accorse che qualcosa era cambiato drasticamente nella percezione degli spazi terrestri e dei loro confini: il mondo nascondeva nuove terre da scoprire e conquistare con innumerevoli tesori da riportare a casa. Si manifestava così il desiderio innato dell’uomo di conoscere, studiare e organizzare la realtà di un mondo che ampliava costantemente i propri orizzonti. Il tutto alimentato dal desiderio di arricchirsi.

Navi cariche di aspettative solcavano gli oceani alla ricerca di fortuna nei territori stranieri, per poi fare ritorno in Europa con le stive colme di ricchezze e… oggetti originali.

Questo allora divenne il culto dell’uomo del Cinquecento: la meraviglia, il possedere ciò che suscitava tale sensazione era sinonimo di una dominazione del mondo complessa da contestare, poichè ancora non era chiaro il vero ruolo della scienza nel spiegarne la realtà. Tutto ciò che veniva riportato dai viaggi di esplorazione veniva percepito come esotico, ammaliante e strano, quasi magico; manufatti ed elementi naturali sconosciuti venivano chiusi all’interno di vetrine, credenze e armadi (a volte intere camere appositamente dedicate) che le nobili famiglie esponevano nelle proprie dimore ai visitatori. Un gesto per mostrare le novità del Nuovo Mondo, ma soprattutto una strategia di potere per evidenziare agli occhi degli ospiti la propria conoscenza e, soprattutto, ricchezza.

Nel 1565, Samuel Van Quiccheberg scrisse quella che era considerata la prima vera e propria guida al collezionismo, alla conservazione e all'esposizione: il testo si basava sulla sua esperienza come consulente scientifico e artistico del Duca di Baviera, di cui aveva contribuito a creare gli armadi delle meraviglie. Secondo l’autore, il contenuto di questi armadi poteva essere catalogato in diverse categorie: artificialia, antichità e opere d'arte create dall'uomo; naturalia, piante, animali e altri oggetti della natura; scientifica, strumenti scientifici; exotica, oggetti provenienti da terre lontane; e mirabilia, un termine generico per indicare tutti gli oggetti che suscitavano stupore. 

Da ciò ebbe origine una forma di collezionismo totalmente nuova rispetto a quella medievale delle reliquie: raccolti da ogni angolo del globo, questi oggetti rappresentavano quello che Quiccheberg chiamava "teatro del mondo". Spesso l'unica cosa che accomunava, però, gli oggetti stipati su uno scaffale era la loro rarità. 

Presto i mirabilia raccolti all'interno di questi arredi divennero talmente numerosi da far nascere la necessità di trasformare un singolo armadio in vere e proprie stanze adibite ad esposizione: conosciute come Wunderkammer, camere delle meraviglie, il loro scopo era quello di riprodurre il mondo in modo enciclopedico. Gli artefatti venivano utilizzati per rappresentare le quattro stagioni, i mesi dell'anno, i continenti o persino il rapporto tra uomo e Dio. Nella Wunderkammer, scienza, filosofia, teologia e immaginazione popolare lavoravano insieme armoniosamente per animare la visione del mondo del collezionista. La ricreazione del mondo offriva così una possibilità unica di assumere il controllo su un'esistenza apparentemente priva di significato in un cosmo caotico.

Alla fine del XVII secolo, però, questo trend inizia a subire una crisi nel momento in cui le scienze sono a tal punto progredite che per l’uomo diventa impossibile credere ciecamente alle provenienze fantasiose degli oggetti raccolti. Si arrivò al punto in cui risultava infatti difficile credere di avere a che fare con un dente di drago e non di squalo. Gli oggetti che fino a pochi decenni prima detenevano un ruolo predominante nella camera delle meraviglie lentamente avevano perso il loro potere di suscitare quel preziosissimo sentimento di stupore. 

Nel XVIII secolo, le camere delle meraviglie stavano passando di moda, mentre i musei si facevano strada. Alcune delle collezioni museali più famose d' Europa allestite in strutture dedicate come le conosciamo oggi, infatti, vennero fondate proprio dalle collezioni di privati e nel tempo vennero aperte al pubblico, dando vita all'idea contemporanea di museo.