Credenza italiana a 5 ante, linee arrotondate e ammorbidite; le estremità curve e la forma complessiva aerodinamica ma voluminosa, con bordi "a cascata", sono tratti distintivi dello stile Art Déco degli anni Trenta e Quaranta in Italia. Materiali e finiture di lusso, ricca impiallacciatura in palissandro simboleggia il lusso e la raffinatezza del movimento Déco. I Dettagli in ottone/metallo, le straordinarie maniglie verticali stilizzate (che ricordano le foglie di palma o di banano, un motivo botanico stilizzato comune nell'Art Déco) le finiture orizzontali in ottone lungo la base, la fascia sotto piano incassato presenta una texture a scanalature tinte sul tono leggero del verde e rifinita in una tonalità oro, che crea un forte contrasto geometrico e materico.
La struttura interna mostra una combinazione di spazi con ripiani e una fila centrale di cassetti in legno, che rappresenta una disposizione standard e pratica per una credenza da sala da pranzo. Lo stile cattura perfettamente la transizione tra il glamour dell'Art Déco e il desiderio di forme più eleganti, che porta al Mid-Century del dopoguerra. La credenza rappresenta una forma di artigianato celebrata nel design italiano degli anni Quaranta, presenta diverse caratteristiche tipiche del tardo Art Déco italiano, che spesso colmava il divario tra l'opulenta Art Déco degli anni Venti e Trenta e le linee più pulite del Mid-Century Modern.
Misura Cm 300 x 50 x h 90
Disponiamo anche del tavolo, le sei sedie, la grande specchiera e il mobile bar.
In Europa, lo stile Art Déco persistette fino agli anni Quaranta, soprattutto in Italia, dove spesso si fondeva con il modernismo di ispirazione neoclassica.
I mobili di Vittorio Dassi (1893-1973), realizzati negli anni '40 e '50, si distinguono per la scelta dei legni pregiati come il palissandro, il ciliegio, il frassino e il noce, sovente decorati con pannelli intarsiati e cristalli firmati da grandi maestri vetrai. Eleganti nel design senza perdere la qualità funzionale, i suoi arredi sono accostabili allo stile raffinato di Gio Ponti, a cui Vittorio fu legato da importanti collaborazioni dopo essere subentrato al padre nella ditta Dassi Mobili Moderni di Lissone. Tra i progetti più importanti della fabbrica c’è infatti la realizzazione dei mobili delle stanze dell’Hotel Royal di Napoli, disegnati da Ponti a metà degli anni '50, un periodo che segna la svolta della Dassi verso forme più schematiche e legno in teak per la produzione di mobili modulari. Pregiata e ambita dai collezionisti è la produzione di quegli arredi di Vittorio Dassi rivestiti in pergamena e impreziositi da decori dipinti a mano.