Ci sono oggetti che sembrano appartenere irrimediabilmente a un’altra epoca. Il calamaio è uno di questi. Eppure, liberato dalla sua funzione originaria, questo piccolo accessorio da scrittoio rivela una sorprendente versatilità.
In vetro, cristallo, porcellana, argento, ottone o marmo, dalle forme più essenziali a quelle riccamente decorate, i calamai raccontano epoche, stili e modi diversi di intendere la scrivania. Oggi possono tornare nelle nostre case con una funzione completamente nuova.
Prima di tutto, un po’ di storia
Il nome “calamaio” deriva dal greco antico kalamos, termine che indicava la canna utilizzata come strumento per scrivere prima della diffusione della penna d’oca.
Per secoli il calamaio è stato un elemento indispensabile dello scrittoio. All’inizio dell’Ottocento poteva presentarsi come un vero e proprio set da scrivania: un vassoio accoglieva uno o più contenitori per l’inchiostro, spesso in cristallo sfaccettato con coperchi in argento, accompagnati da accessori destinati alla scrittura e alla corrispondenza. Potevano esserci uno spolverino per asciugare l’inchiostro, un recipiente per la ceralacca e persino un piccolo portacandela utilizzato per scaldarla prima di sigillare una lettera.
Con il tempo, la componente funzionale si accompagnò sempre più a quella decorativa. Piedi e bordi si popolarono di foglie, conchiglie e volute floreali; vetro, metalli, ceramiche e pietre vennero lavorati per trasformare un semplice strumento quotidiano in un piccolo oggetto di rappresentanza.
L’evoluzione degli strumenti di scrittura ne decretò gradualmente il declino. La produzione industriale dei pennini metallici nell’Ottocento rese la scrittura più pratica, mentre l’affermazione della penna stilografica — e successivamente della penna a sfera — rese infine superfluo il recipiente per l’inchiostro.
Il calamaio perse così la propria funzione. Ma non necessariamente il proprio posto sulla scrivania.
Da calamaio a porta gioie
È forse uno dei riusi più naturali. Le piccole vaschette nate per contenere l’inchiostro possono accogliere anelli, orecchini, gemelli e altri piccoli gioielli.
Un calamaio in cristallo sfaccettato o in porcellana decorata diventa così una sorta di minuscolo scrigno da lasciare sul comodino, su una consolle o accanto a uno specchio. E proprio il contrasto tra la funzione originale e quella contemporanea rende l’oggetto ancora più interessante.
Il ritorno sulla scrivania — con una nuova funzione
Il calamaio può anche tornare esattamente dove era nato: sulla scrivania.
Questa volta, però, niente inchiostro. Le sue cavità possono contenere graffette, puntine, elastici, francobolli o tutti quei piccoli oggetti che tendono a perdersi tra carte e quaderni.
I modelli con più vaschette e scomparti sono particolarmente adatti a diventare piccoli desk organizer. È un modo per mantenere viva la memoria dell’oggetto senza sentirsi obbligati a utilizzarlo esattamente come due secoli fa.
E se finisse a tavola?
Qui il gioco diventa ancora più interessante. Alcuni calamai in porcellana o ceramica, per forma e dimensioni, possono suggerire utilizzi completamente lontani dal mondo della scrittura.
Una piccola vaschetta può trasformarsi in un contenitore per sale, pepe o spezie; alcuni modelli possono persino essere reinterpretati come piccole salsiere o contenitori da portare in tavola.
Naturalmente, prima di utilizzare un oggetto antico a contatto con alimenti è importante verificare che materiali, smalti, eventuali restauri e decorazioni siano adatti a questo tipo di uso. In alternativa, può diventare un elemento puramente decorativo della mise en place, mantenendo intatto il gioco visivo.
Il lusso delle piccole cose
Forse è proprio nelle dimensioni ridotte che risiede il fascino dei calamai. Sono piccoli oggetti nei quali materiali, artigianato e immaginazione si concentrano in pochi centimetri.
Non richiedono grandi spazi e possono entrare facilmente in interni contemporanei, anche molto lontani dallo stile dell’epoca in cui furono prodotti. Un calamaio ottocentesco su una scrivania minimalista, un modello in cristallo utilizzato come porta gioie o una piccola porcellana antica accostata a una tavola contemporanea creano quel contrasto tra vecchio e nuovo che rende personale un ambiente.
Riutilizzare un oggetto vintage, del resto, non significa necessariamente trovargli una funzione simile a quella originale. Significa osservarlo di nuovo.
Quando un oggetto ben disegnato smette di essere utile per ciò per cui era nato, può iniziare una seconda vita. Il calamaio ne è un piccolo, affascinante esempio: da strumento indispensabile della scrittura a piccolo lusso quotidiano, pronto a custodire qualsiasi cosa — tranne, forse, l’inchiostro.
