25.01.2024

Le storie

L'arte dell'eleganza: la Casa Museo Boschi Di Stefano a Milano

Dove architettura, arredamento d'epoca e opere d'arte si fondono in un'esperienza senza tempo.

Nel panorama dell'interior design ritorna in maniera evidente l'estetica raffinata degli appartamenti europei del primo ‘900. Sempre ricercati nel mercato immobiliare, questi spazi sono caratterizzati da un’armoniosa combinazione di pareti bianche e pavimenti in parquet a lisca di pesce, soffitti decorati, modanature e porte impreziosite da vetri colorati, che suddividono gli ambienti evocando un'eleganza senza tempo. Il connubio tra sfondo bianco, semplice e un po' austero, ma impreziosito da pochi dettagli di grande effetto, trasforma l’interno in un "white cube domestico": le pareti sono la tela neutra su cui giocare con arte, fotografia e design, accorpando opere di dimensioni diverse, utilizzando tutto lo spazio disponibile.

A riattualizzare il fascino per questo tipo di dimensione è una visita alla Casa Museo Boschi di Stefano, un gioiello culturale e artistico situato nel cuore di Milano, occasione che ci ha immerso in un’atmosfera del passato, oggi più che mai reinterpretabile in chiave contemporanea. A colpire per la sua attualità è l’agglomerarsi di dipinti su tutto lo spazio delle pareti della casa: capolavori artistici del ‘900 proposti in maniera intima e informale, in una vera e propria narrazione che trasforma le mura in racconti che parlano del gusto, della personalità e delle passioni di chi ha abitato queste stanze: l’ampio appartamento, situato al 15 di Via Giorgio Jan, apparteneva ad Antonio Boschi (1896-1988) e Marieda Di Stefano (1901-1968), ingegnere della Pirelli lui, ceramista e scultrice lei, entrambi grandi intenditori d’arte e collezionisti appassionati.

Nella residenza, che nel 2003 ha aperto le porte al pubblico, si possono ammirare ben trecento delle oltre duemila opere della collezione, donata da Antonio al Comune di Milano nel 1974, dopo la morte di Marieda, e in gran parte esposta al Museo del Novecento. I dipinti, tra cui spicca tra gli altri una serie di capolavori di Giorgio De Chirico, Mario Sironi, e Lucio Fontana, si susseguono nelle stanze in ordine cronologico, affiancati da una selezione accurata di arredi e oggetti assolutamente unici.

È qui che si scopre una sala da pranzo anni '30 con tavolo e sedie ispirati ai volumi dell’Art Déco, progetto realizzato ad hoc dal pittore Mario Sironi. A illuminare il "set", un lampadario in cristallo e ottone dalla linea estremamente minimal e moderna, ma che a ben guardare si rivela essere stato realizzato da Pietro Chiesa nel 1935 per Fontana Arte! In un’altra ala della casa, il dialogo si instaura invece tra il lampadario Agena di Alessandro Mendini (un pezzo realizzato da Venini nel 1993) e i divertenti e variopinti arredi anni '50 firmati Gino Levi Montalcini. Passeggiando tra le stanze, non è difficile immaginare che questa dimora sia stata un importante crocevia della scena artistica e intellettuale dell’epoca a cavallo tra le due guerre, tra discussioni, scambi di idee e serate mondane allietate dalle note di un pianoforte a coda Bechstein del 1913, che trionfa nel salone principale.

Ogni allestimento, curato dalla Fondazione Boschi Di Stefano (costituita nel 1998) è incorniciato dal continuo susseguirsi di capolavori pittorici di diverse dimensioni e tonalità sulle pareti. Una fusione tra universi che rivela come arte e design possano dialogare nello spazio riflettendo non soltanto una fetta significativa di storia, in questo caso della città di Milano, ma offrendo una prospettiva unica sulla vita di una coppia appassionata di collezionismo… e di bellezza. Non a caso, l’involucro della casa è una palazzina degli anni '30 realizzata dall’architetto Piero Portaluppi, la cui firma è impressa in modo indelebile anche in numerosi dettagli interni della residenza, tra cui le eleganti decorazioni geometriche delle porte vetrate: Antonio e Marieda, che ebbero cinque figli, avevano commissionato l’intero edificio all’architetto nel 1929. Al pianterreno, Marieda creò il suo laboratorio di lavorazione della ceramica, che negli anni '50 divenne una vera e propria scuola di ceramica, la cui attività è proseguita sino al 2011.