Tavolino da salotto con struttura in legno di noce, caratterizzato da una raffinata decorazione in-terna a griglia geometrica visibile sotto il piano in vetro trasparente, incassato nella cornice lignea, soluzione che valorizza il disegno strutturale sottostante e dona leggerezza visiva all’insieme. L’equilibrio tra funzionalità e ricercatezza formale è tipico della produzione attribuita a Paolo Buffa, uno dei protagonisti dell’arredo italiano del XX secolo. La cornice circolare in legno accoglie il piano in vetro, valorizzando il motivo strutturale sottostante. Le quattro gambe sono slanciate e rastremate verso il basso, conferendo leggerezza visiva e stabilità. L’insieme esprime un equilibrio raffinato tra funzionalità e ricerca formale, tipico dell’arredo italiano degli anni Quaranta. Attribuzione: Paolo Buffa Periodo: Italia, anni 40 del XX secolo Materiali: legno di noce, vetro Dimensioni: – Altezza 50 cm – Diametro 69 cm Paolo Buffa (Milano, 1903 – 1970) è stato un architetto e designer italiano, tra i protagonisti del design e dell’arredo di alta gamma del Novecento. Formatosi al Politecnico di Milano, avviò la sua attività negli anni Trenta, affermandosi rapida-mente per uno stile elegante, colto e misurato, capace di coniugare la tradizione artigianale italia-na con suggestioni neoclassiche e moderne. Collaborò con importanti ebanisti e manifatture, tra cui Serafino Arrighi, realizzando arredi di grande qualità formale e costruttiva. La sua produzione, particolarmente apprezzata tra gli anni Quaranta e Cinquanta, si distingue per l’uso raffinato di legni pregiati, proporzioni equilibrate, dettagli curati e motivi decorativi geome-trici. Buffa progettò arredi per residenze private, alberghi, transatlantici e sedi istituzionali, con-tribuendo in modo significativo alla definizione del gusto dell’arredamento italiano del XX seco-lo. Oggi le sue opere sono ricercate nel mercato del collezionismo e presenti in collezioni pubbliche e private, riconosciute come esempi emblematici dell’eleganza del design italiano del dopoguerra.