Dipinto fiammingo di grandi dimensioni, realizzato a olio su tavola di legno “La Coppa di Cerere”, rappresenta un esempio convincente della sintesi tra il Rinascimento italiano e il Manierismo nordico. La composizione si basa sull'antica frase di Terenzio, Sine Cerere et Libero friget Venus, tradotta come “Senza Cerere e Bacco, Venere si raffredda.” La struttura concettuale della scena è articolata attraverso un armonioso raggruppamento triangolare di figure e un programma allegorico riccamente sviluppato.
Al centro della composizione si erge un'urna trasparente sormontata da una rosa in fiore, simbolo di vitalità e amore. A sinistra si trova una figura femminile in drappeggio antico accompagnata da Cupido alla spalla. A destra appare una Venere nuda, il cui gesto della mano enfatizza l'intimità e la sensualità. Dietro di loro svetta un fauno, mentre sullo sfondo un servitore barbuto che porta un cesto di frutta rafforza il tema dell'abbondanza e della fertilità. Il paesaggio montuoso con episodi legati al culto di Bacco amplia il programma iconografico. La tavolozza dei colori si basa sul contrasto tra i toni caldi della carne e i tessuti color smeraldo intenso e cremisi, valorizzando la modellazione scultorea delle figure e dimostrando l'influenza della plasticità italiana adattata alla tradizione nordica.
Secondo il parere esperto del dott. Ernst Wengenmayer, Monaco di Baviera, 7 dicembre 1962, l'opera costituisce una versione indipendente di una composizione analoga al dipinto dell'Alte Pinakothek, acquisito nel 1792 dall'elettore Karl Theodor e precedentemente attribuito alla bottega di Tiziano. Secondo l'esperto, questa versione fu creata da Frans Floris poco dopo il suo ritorno dall'Italia, dopo il 1540, e si differenzia per il suo sfondo montuoso alterato e per i caratteristici dettagli iconografici autoriali.