La Elda di Joe Colombo è una delle poltrone più iconiche del design italiano degli anni Sessanta e, a mio avviso, uno dei progetti che meglio illustra la visione di Colombo del "mobile del futuro".
La storia
Colombo progettò la Elda nel 1963 per l'azienda italiana Comfort, che ne avviò la produzione nel 1965. Il nome Elda era un omaggio alla moglie del designer.
La poltrona è particolarmente significativa perché Colombo vi applicò una tecnologia all'epoca ancora relativamente nuova nel design d'arredo: un'ampia scocca stampata in vetroresina. L'ispirazione derivava anche dalla tecnologia nautica e dalla costruzione degli scafi delle imbarcazioni.
Il risultato è quasi paradossale: una poltrona imponente e avvolgente che appare pesante, eppure è costruita attorno a una struttura tecnologicamente avanzata e relativamente leggera.
Costruzione e design
La Elda presenta una forma che ricorda un guscio:
un'ampia scocca esterna in poliestere rinforzato con fibra di vetro (vetroresina);
un interno composto da sette grandi cuscini;
rivestimento originariamente in pelle;
una base girevole a 360 gradi;
dimensioni di circa 92–96 cm per lato, a seconda dell'esemplare specifico e della documentazione.
Un aspetto particolarmente interessante è che la scocca non funge semplicemente da supporto per l'imbottitura: diventa una sorta di guscio protettivo che avvolge il corpo dell'utente. I grandi cuscini segmentati rafforzano questa sensazione.
Può essere considerata quasi una reinterpretazione futuristica della tradizionale poltrona inglese "wingback" (a orecchioni): al posto del legno e delle imbottiture convenzionali, Colombo utilizza vetroresina, plastica, poliuretano espanso e pelle.
Perché è così importante
La Elda è interessante non solo per il suo aspetto futuristico. La sua vera importanza risiede nel modo in cui forma, materiale e interazione dell'utente con l'oggetto sono concepiti come un unico sistema.
Colombo non stava semplicemente progettando una poltrona esteticamente gradevole. Stava sfruttando le potenzialità di un nuovo materiale per ottenere una forma che sarebbe stato molto più difficile realizzare con le tecniche tradizionali.
C'è poi il meccanismo girevole. La poltrona non è orientata in modo fisso verso un unico punto della stanza: può ruotare completamente, consentendo all'utente di modificare costantemente la propria relazione con lo spazio circostante.
Questo è un esempio piccolo ma significativo della visione più ampia di Colombo, che concepiva la casa come un ambiente mobile, flessibile e trasformabile. Lo stesso concetto sarebbe emerso con ancora maggiore evidenza nei suoi progetti successivi, come la Tube Chair e gli ambienti abitativi modulari.
Un oggetto dell'era spaziale
Oggi la Elda può sembrare familiare, ma nel 1963 doveva apparire straordinariamente all'avanguardia.
L'ampia scocca bianca, i cuscini neri, le forme arrotondate e la possibilità di ruotare richiamano immediatamente l'estetica dell'era spaziale tipica degli anni Sessanta.
Non sorprende, dunque, che la poltrona sia stata utilizzata anche in produzioni cinematografiche e televisive di fantascienza, tra cui *Spazio 1999*.
Forse è proprio questo uno dei maggiori meriti della Elda: non cerca di rappresentare il futuro attraverso semplici decorazioni futuristiche, bensì tenta di creare un modo diverso di sedersi e di vivere lo spazio.