Una presenza scultorea sulla parete. Questa lampada da parete di Albano Poli per Poliarte cattura il linguaggio del design audace e tattile emerso in Italia negli anni '70. Il suo gioco di texture, trasparenza e forma trasforma un oggetto funzionale in un elemento architettonico. Design Il pezzo presenta una struttura robusta composta da spesse aste di vetro disposte in una griglia precisa. Elementi orizzontali e verticali alternati si intersecano, formando un ritmo di blocchi di vetro trasparente, ambrato e fumé. La variazione della trasparenza e della texture della superficie amplifica il bagliore caldo quando la lampada è accesa, proiettando una luce d'ambiente morbida e un drammatico gioco di ombre sulla parete retrostante. Il suo design si basa sulla ripetizione e sull'equilibrio piuttosto che sulla decorazione. Gli elementi in vetro chiaro e scuro sono fusi con una superficie marrone strutturata, creando un contrasto e mantenendo l'armonia. Una staffa da parete in acciaio fissa il pezzo, sottilmente visibile dietro il vetro e che aggiunge un tocco tecnico. L'apparecchio si distingue per la sua profondità e per la disposizione a strati: ogni asta si estende leggermente oltre la struttura, conferendogli una qualità scultorea, quasi fluttuante. Si tratta di un esempio di come il design dell'illuminazione italiana in questo periodo bilanciasse l'artigianato con i materiali industriali. Il lavoro di Poli con Poliarte si è spesso spinto oltre questi confini e questa lampada non fa eccezione.