Imponente vaso a forma di calice troncoconico in vetro pulegoso di colore verde smeraldo intenso, tecnica di cui Napoleone Martinuzzi fu maestro per la manifattura Venini negli anni a cavallo del 1930, che conferisce alla superficie una caratteristica texture granulosa e opaca, simile alla buccia di un agrume, di straordinaria modernità formale.
Il corpo del vaso è avvolto da due serpenti applicati a caldo, modellati in vetro con ricca avventurina dorata che restituisce un effetto metallico e prezioso.
I rettili, sinuosi e plasticamente risolti con grande maestria, si avvolgono sul fusto con naturalismo quasi scultoreo — motivo zoomorfo tra i più caratteristici del repertorio martinuzziano, presente in numerosi esemplari conservati in collezioni museali internazionali.
Ai lati dei serpenti corrono due ulteriore elementi applicati a cordone, che rafforzano la tensione compositiva dell’insieme.
Napoleone Martinuzzi, scultore e maestro vetraio, diresse la Venini dal 1925 al 1932, imprimendo alla produzione muranese una svolta radicale verso forme massicce, materiali innovativi — il pulegoso, il lattimo — e una plasticità di ascendenza scultore che lo distingue nettamente dai contemporanei.
I vasi con serpenti costituiscono oggi tra i pezzi più ricercati della sua produzione.
Nota conservativa:
Il vaso poggia su una base in metallo dorato cesellato con zampe leonine, di produzione successiva e non pertinente all’opera originale.
È quasi certo che la base originale fosse in vetro soffiato abbinato — come consuetudine nella produzione Venini/Martinuzzi — e che questa sia stata danneggiata.