FELICE VATTERONI (Carrara, 1908 – 1993) Lo scalpellino – Circa 1930–1940 Dimensioni: 14 cm (lunghezza) x 15 cm (altezza) x 9,5 cm (profondità) Peso: 2,0 kg (enorme) Materiale: bronzo fuso a cera persa con una patina scura e intensa, levigata a mano; montato sul suo blocco monolitico originale di calcare sedimentario Nero Assoluto (Nero Assoluto) non riflettente. ANALISI CRITICA E CONTESTUALE Questa raffinata scultura in bronzo da tavolo rappresenta uno dei capolavori del realismo sociale italiano dei primi anni del XX secolo, in fase di transizione verso la sintesi strutturale moderna. Realizzata dal maestro carrarese Felice Vatteroni, l'opera ritrae uno scalpellino colto in un momento di intenso e calcolo sforzo fisico. L'anatomia del costume: lo "scambiatore di calore" Allontanandosi dalle figure accademiche idealizzate e compassate della fine del XIX secolo, Vatteroni affronta l'argomento con un verismo senza compromessi. L'artigiano è raffigurato mentre indossa una tradizionale camicia da lavoro in tela pesante (camiciotto) con maniche larghe arrotolate ben strette sopra il gomito, e un copricapo protettivo con bordo rialzato (zuccone), pensato per proteggersi dai frammenti di marmo che volano nelle cave delle Apuane. Il tema centrale della scultura è sottolineato da un brillante dettaglio sartoriale: sia il gilet esterno che la pesante camicia da lavoro sono sbottonati fino all’ombelico, lasciando scoperto il torace del lavoratore. Questa profonda apertura a forma di V funge da scambiatore di calore, sia nel senso letterale che visivo, incanalando l'energia pura della figura e spezzando la massa scura del bronzo con una sequenza di linee nette e geometriche. Materialismo brutalista: Il monolite Il vero punto di forza di questo specifico esemplare sta proprio nel suo rapporto con la base. Con un notevole peso di 2 kg, la base è un blocco di puro calcare Nero Assoluto. Dato che il marmo nero non si trova in natura nel bacino di Carrara, queste pietre venivano importate come materiali di prima scelta dai migliori atelier toscani per realizzare opere prestigiose e ricche di contrasti. Vatteroni tratta la pietra con una sensibilità pionieristica, proto-brutalista: - La superficie anteriore lucidata a specchio: la parte anteriore del blocco è levigata fino a ottenere una finitura satinata liscia e antiriflesso, creando una linea geometrica pulita che riflette la luce proprio nel punto in cui l'utensile sta per colpire. - I lati grezzi: i fianchi e il retro del blocco sono lasciati completamente al naturale, lasciando in risalto la texture fratturata, frastagliata e polverosa tipica dello spacco naturale di cava. Coerenza anatomica La vista dal retro offre un magnifico connubio naturale tra i materiali. I pantaloni color bronzo, le pieghe dei tessuti e i glutei dell'operaio riproducono, millimetro per millimetro, le aspre irregolarità della pietra grezza. Il drappeggio della camicetta cade in modo naturale, sfiorando la parete verticale di calcare, mentre la gamba destra distesa trova il suo perfetto punto d'appoggio ergonomico contro la solida massa della roccia. Ogni forza fisica ha una base matematica, il che dimostra che la fusione in bronzo e questo specifico monolite sono stati progettati come un unico progetto indivisibile di alto livello. NOTE DEL COLLEZIONISTA E POSIZIONAMENTO SUL MERCATO Rifiutando i cliché borghesi dei marmi variegati o rosa, il rigoroso monocromo nero su nero di quest’opera trasforma un soggetto figurativo in una silhouette d’impatto dal design grafico e minimalista. È un’opera in grado di dialogare con gli interni d’avanguardia degli anni ’50, i mobili in palissandro e l’arte astratta, elevandola ben al di là dei tradizionali oggetti d’antiquariato. Condizioni: da museo. Patina scura originale non pulita, con lievi segni di lucidatura dovuti all'attrito, tipici dell'età, sui punti esposti. Il blocco di pietra è intatto e presenta i perni di fissaggio storici originali, conservando la sua spaccatura naturale di cava